PARTITURELuca Perrone

Galleggiamento – 3 (fine)

PARTITURELuca Perrone
Galleggiamento – 3 (fine)

Devo amare per essere. Non importa chi. La migliore candidata vive a seicento chilometri dalla mia prigione. Ce ne sarebbe poi una a milletrecento, una a milleduecento. Potere virtuale della trappola che t’incontra le menti affini e poi le annusi e sanno di distanza. Ho perso la poesia nel corso di birre e pause. Non vorrete mica che Galleggiamento si scriva da solo tutto d’un pezzo. Galleggiamento viene dall’idea di floating americano. La vasca di deprivazione sensoriale utile alla precognizione, ma anche la tecnica pokeristica di chiamare una puntata o due per sfruttare una scary card fra Turn e River. Il genio d’investire per difendere un’offesa potenziale che potrebbe essere troppo debole per essere infine difesa. Io floato spesso, attendendo la paura del villain.

Alla quarantaduesima strofa potrei sforzarmi di ammettere la mia ignoranza, ma è talmente poca cosa che rischierei di mancare il settimo verso. So di non sapere abbastanza da non essere un erudito e so di disprezzare l’erudizione, ch’è spesso scambiata per intelligenza. So di aver visto i dipinti, ascoltato i pezzi e letto i libri di grandi e indiscutibili geni. So di non essere un genio perché nessuno di tal rango scriverebbe un poemetto di cinquantadue strofe sotto effetto d’alcol, provo un retrobrivido nell’immaginare quello dell’unico lettore che troverà la forza di finire di leggere questo delirio caleidoscopico e mi viene di citare la vecchia Liston, la più avanguardista poeta e la più severa talent scout. Voglio bene a Liston, fa un lavoro immane e certosino.

Difende il drago la megera d’ogni strenna scaturita d’uccisione fresca e ottimizzata. Nulla può benedire sanzione o crocefissione perché semplicemente si tratta di brutture. Il pianeta non è pronto per lo schifo che fate, esso era predisposto all’uso della ragione e al piacere dei sensi. Meschinità, viscido doppiogiochismo, arrivismo, sporcate un pavimento incerato e marmoreo con spruzzi ematici di cordone ombelicale. Generati e non creati tutti, non solo quel dio lì e il libero arbitrio è una sciocchezzuola. Si può e si deve solo cercare il piacere e ricercare accuratamente che quest’ultimo non sia un danno per altri esseri umani degni di tale definizione. In questa ennesima indefinita strofa di sette versi io voglio elogiare Fra ed Hermes, esseri umani degni di tale definizione.

Domina una scena fra tante aperte la sua indomita fretta di apparire la migliore. Non capisco, davvero non so perché qualcuno debba riconoscere qualcosa di così lapalissiano come la di lei superiorità in ciò che fa. L’amour fisico è talmente passato di moda che oramai la gente guarda i porno delusa, come trame comiche in cui in effetti non accade nulla. L’asticella della libido alzata ancora dai tempi dello schiaffo di Djinda la vergine e io ora fotterei per fare una cortesia a una donna che ne avesse proprio bisogno. Il sesso è un bisogno maschile e femminile, ma più maschile. Per questo noi ci prostituiamo all’avvilimento e voi cercate semplicemente un po’ di calore. Mi piacerebbe diventare donna per un istante e non solo per affondare le mani in un seno prosperoso. Galleggiamento, floating, è stare a sentire il circostante come fece la Marina in apertura di Vivi e lascia morire. Un angusto spazio di solitudine in cui resistere a galla, in attesa di nulla, poiché nulla manca e nulla torna. Avessi molti soldi da spendere in costumi e spostamenti sarei un supereroe romano accompagnato dalla più sinuosa delle Catwoman, ma sono un misero clown provinciale e non posso che sputare la birra gratis donata all’arte che mi viene profusa dal più vecchio degli amici e dal più antico dei compagni di sbronze. Damiano, quello che non giudica e conosce il valore, a occhio, a orecchio, ma soprattutto a cuore. L’unico che mi regalerebbe le Pills anche se sono sotto farmaci, solo perché sa che se le chiedo è perché servono. Damiano fra tutti è l’insostituibile.

Trovo insuperabile questa mia nuova attitudine all’astinenza sessuale. Non l’avrei mai immaginato, sebbene in una occasione sfruttai una presunta impotenza da chimismo per attirare nella mia tana quella che poi per un anno mi fu moglie. Vorrei non sposarmi mai. E invece due convivenze e mezza mi hanno già avvelenato il sangue che era dolce e cocinero. Ora voglio morire solo, ma solo dopo aver compiuto riti di magia sessuale con almeno due donne viventi e distanti. Voglio fondere sangue e sperma con donne capaci di effondere amore e pace e di dimenticare il dolore o perlomeno sigillarlo in teche infrangibili al cospetto delle quali non importa che potrei aver cominciato questo poemetto ripromettendomi di non usare prima persona o due volte lo stesso lemma, lemma.

Quando è partito Galleggiamento non frequentavo Sergio. Uno che è consapevole di ciò che ti serve ma che non ti nega ciò che desideri e ti aiuta fino a quando tu sconfiggi il drago grazie alle sue dritte. Sergio è un professionista serio, non ha spesso bisogno di galleggiare. Sergio è sportivo e ama le moto. Sergio ti ospita a casa sua alle sette del mattino per il terzo caffè. Inverte ogni legge della fisica per cui per anni hai dato consigli d’approccio alle donne a chicchessia e ora è lui a rimediarti semi appuntamenti. Sergio ha il cuore d’oro di uno che ucciderebbe per te. Ma non ha mai ucciso, perché ci ride sempre su ed è sufficiente un contest di bestemmie a riportare tutto nell’ordine naturale delle cose. Sergio è un amico che deve stare qui, dove si galleggia. Sergio è la zattera.

Capita in sorte il bipolar disorder, nome in voga al tempo di uno squassamento spazio-temporale periodico che ti consente di vedere il mondo con più occhi di quelli altrui. È saltuario, tu riesci a tornare puntuale come uno svizzero alla visione condivisa e a essere produttivo, capace, allegro, a non piangerti addosso. Ma come la prende chi dovrebbe amarti? Tuo padre ti ama e si preoccupa che tu stia più di qua che di là, tua madre più o meno fa lo stesso, se hai un fratello idiota lui ti odia e si vergogna perché non sei più l’esempio e il modello di una volta, il bulletto rispettato e invidiato, senza sapere che Gio, con tutta la sua dolce saggezza, ti ha confidato più volte che prima eri uno stronzo e ora invece il dolore ti ha smussato e mitigato e sei una persona meravigliosa.

Non avrei mai pensato che sarebbe andata a finire col desiderio di ripetere un Alì Foreman a Kinshasa, ma oggi vorrei incassare colpi da quel cretino fino a che non riesca ad alzare più le braccia e poi rompergli la mandibola con un uppercut al mento. Mi ha offerto il mento due volte ieri l’ignaro e il naso una volta. Ma è il mio fratellino e non me la sono sentita di colpire. Forse non me la sentirò mai. Ma provo pietà ortodossa nei suoi confronti di violento e stressato e stuprato dalla vita, pure io, che con la chiesa compartisco al massimo odio, scherno e derisione. Non posso toccare il padre di mio nipote, perché se non sono le colpe dei padri a ricadere sui figli è sicuramente l’innocenza dei figli a proteggere come manti i padri. Non voglio essere lo zio della cannuccia di papà. Nessuno può entrare a fondo nelle altrui frustrazioni, ma c’è chi riesce a evitarle. Prendila come viene. Se va così è perché deve. Potrei mai invidiare quegli uomini fortunati legati d’amore a donne meravigliose con cui scherzo e gioco, sempre nel massimo rispetto? No, non me la sento. Sono felice per loro. Quando esperisco aree d’umanità galoppanti e sento zoccolo e dico stallone, quando selvaggio l’uomo si accoppia e percorre a perdifiato praterie di sgomento io sono felice. Non posso davvero concepire iatture solo perché la cavalla bianca è ancora così distante dalla nostra biada. Ieri mi ha scritto non mi bombardare. Ed effettivamente ero ubriaco e la importunavo con tutti questi messaggi idioti e lei magari ascoltava Nessun dorma, nuda e coperta appena di qualche testo sacro.

Non avrei mai immaginato di finire Galleggiamento alle sette del mattino e sobrio e col sangue avvelenato. Ma tocca un po’ di dialisi e di fare il punto su quanto stupido e odioso sia non cercare la prossimità e l’amicizia e la solidarietà degli altri viventi. Non vorrei trasformare questa chiusa in un’appendice di Come io vedo il mondo di Einstein, ma al netto della Teoria della Relatività, di cui io ho una mia versione più profana, egli e io lo vediamo quasi uguale. La mia teoria della relatività consiste nell’assunto che se ci sono due dame di simile splendore e tu ne vuoi conoscere biblicamente una, non dovrai far altro che dimostrare in modo convincente di desiderare l’altra. È tutto quel poco che ho imparato sulle donne in quasi quarant’anni di vita, non me ne vogliate.

Galleggiamento, Floating, vasca di privazione sensoriale, attesa pokeristica, era partito tutto magnificamente, ma il giorno in cui mi trasformerò in Philip Dick e assumerò anfetamine per scrivere i libri tutti d’un fiato è ancora distante. Ci andrebbe uno di quei contratti che comunque rifiuterei, quindi temo mio lettore tu ti debba accontentare di questi serpeggianti buoni propositi che da un versificare d’ispirazione beatnik sono piombati nella prosa più becera e diretta che forse abbia mai prodotto. Sento la mancanza di metafore e allegorie e allitterazioni e rime. Sento venir meno la voglia di stupire e divertire ed emozionare e perché no, a essere sincero, dopo una colluttazione col mio stesso fratello, sento anche un po’ meno voglia di vivere. Ritornerà con un bacio, dopo anni.