PARTITURELuca Tosi

Hotel Excelsior

PARTITURELuca Tosi
Hotel Excelsior

Lo dicono in parecchi, che bisogna fare quel che si vuole senza freni, altrimenti nascono i complessi d’inferiorità. Do it, dicono, agisci, non rimandare. Io, be', li ho presi in parola, per provare a cambiar rotta. Sentivo l’ispirazione, cosa che mi capita di rado: in due mesi di quarantena tappato in casa avevo perso il contatto col fuori.

Ho speso un monte ore su Instagram da pareggiare il K2; mattina pomeriggio e sera, sempre inchiodato lì a spulciare profili di ragazze.

Ne ho scrollati a centinaia e fra tutti ho scovato una, che così a schermo mi piaciucchiava: Ludovica, si chiama, di Cervia. Nel radiografarla, dai suoi post e lo stile con cui registrava le storie, ho pensato facesse al caso mio, allora ho preso informazioni dal suo profilo; lavora in un albergo a Milano Marittima, l’Hotel Excelsior, ma solo d’estate perché l’inverno lo passa a Milano per l’università. C’erano anche dei video coi genitori a casa, una famigliola a modo.

Per farmi notare le ho piazzato un quintale di mipiace; larvavo in camera mia in quei giorni e prima di dormire speravo di sognarla, io e Ludovica assieme nel combinar qualcosa. Avrei voluto anche vedere tutto quel che faceva nelle sue giornate e non pubblicava, che ne so, lei che si lavava i denti o sparecchiava la tavola.

Avanti così per due sporchi mesi, poi di botto ci hanno aperto le gabbie e si poteva uscire di casa, la gente ha ripreso a lavorare. Io, allineato con lo yesman di un corso online che avevo acquistato sul coaching personale, mi son detto, alla carica: o la va o la spacca, tanto cos’hai da perdere? Così una sera son montato in macchina, convinto e volitivo con Google Maps sott’occhio, destinazione Hotel Excelsior, lungomare di Milano Marittima. Arrivato lì ho parcheggiato proprio davanti e indugiando in modalità vedetta osservavo i villeggianti spaparanzati all’esterno che giocavano a carte e i camerieri slalomare flosci fra i tavolini. Di Ludovica neanche l’ombra, però. Forse non è di turno, pensavo, o lavora da qualche parte all’interno? Soltanto l’idea di entrare a chiedere di lei m’ha dato i brividi alla schiena, ché buttarsi in trincea per una sconosciuta è rischiosissimo; ma dopo venti minuti, che mi erano serviti a radunare i santi, son partito a passo sicuro verso l’entrata: quattro scalini ed ero già nella hall, piena di piante e mobilia in tonalità di marrone.

Alla reception c’era una donna sulla cinquantina, l’ho riconosciuta al volo, me la ricordavo dalle foto di Instagram: era la mamma di Ludovica; non avevo messo in conto che l’albergo potesse appartenere alla sua famiglia. A chiappe strette mi sono avvicinato.

«Buonasera, desidera?»

«C’è Ludovica?» ho chiesto.

«Dovrebbe essere a letto a quest’ora.»

Era mezzanotte passata, avevo perso il controllo del tempo.

«Sei un suo amico? Vuoi che provo a chiamarla?»

Ho annuito, lei ha impugnato il cordless e se l’è portato all’orecchio.

«Di chi devo dire?»

«Roberto.»

Nell’attesa ha rovesciato lo sguardo sulle mie mani, sul bancone.

«Ludo, c’è qui un certo Roberto.»

«Amaduzzi» ho aggiunto.

«Amaduzzi» ha ripetuto lei.

Tempo tre secondi e ha fatto ripiombare il cordless sulla base.

«Niente, Ludovica ha detto che non scende.»

Ho girato i tacchi e addio, ché bruciavo dalla vergogna e di un ridere animale. Sua mamma m’ha fatto giusto un cenno, come a dire, stai in gamba per quanto ci riesci, son cose che capitano.

Andata male, un chiaro rifiuto, però ero soddisfatto e mi sentivo rilassato; sarà l’adrenalina, pensavo. Uscito dall’albergo mi son dilungato su una via per il mare poi ho fatto pipì sulla battigia, qui ho tolto il cellulare dalla tasca. Notifica da Instagram, era Ludovica: “Io non ti conosco e tu non conosci me, come ti permetti a presentarti così? Non è rispettoso, per favore stai alla larga”.

Non mi ha dato neanche modo di risponderle, bloccato.

L’amaro mi è salito da dentro, uguale a quando stai per piangere…

Volevo solo ripartire bene dopo il lockdown e mi era sembrata quella giusta; evidentemente lei si è presa paura, avrà pensato che sono un mezzo stalker. Son stato precipitoso, amen. Comunque l’ho messa a bilancio ‘sta storia; e c’è da dire che però, nell’era pre-internet, uno che scuffiava per una tipa andava a provarci dove sapeva di trovarla, non era da sconsiderati. Io solo questo ho fatto.

Su Instagram o dal vivo, all’inizio gioca l’apparenza; e secondo me lo intuisci, se chi sta dietro un profilo potrebbe piacerti, come succede in un incontro a prima vista. Sarà che Ludovica, nel guardare il mio profilo, che son certo c’avesse dato almeno una scorsa, non ha pensato potessi andarle bene: la cosa non era ricambiata.

Non mi diverto a star nel brodo dei post e delle storie, a fare scenari nella testa, ma cerco una ragazza, credo sia normale, passo un mucchio di ore connesso. Tuttavia, sotto sono un tipo all’antica.

Prima c’avevo fifa, adesso invece so che se una mossa fallisce, non è grave. Aver agito, questo conta, e col caspita che mi arrendo al primo rifiuto, punterò su un’altra e via, la mia rotta è tracciata.

Ludovica, è stato un piacere non conoscerla, saluti alla mamma.